La settimana bianca, Emmanuel Carrère (Adelphi 2014) a cura di Micol Borzatta

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La settimana bianca per Nicholas non era iniziata come per tutti gli altri.

A causa di un incidente avvenuto il giorno prima della partenza, che ha causato il ribaltamento di un pullmann e la morte di svariati bambini bruciati vivi, suo padre decide di portarcelo lui in macchina, nonostante i quattrocento chilometri di distanza e l’avviso della maestra di una pessima integrazione del bambino.

Di cosa avessero parlato durante il viaggio e quali fossero state le ultime parole quando scese dalla macchina, Nicholas non lo sapeva, perché non era stato ad ascolare, e nemmeno a prendersi il bacio di saluto dal padre, era già abbastanza essere arrivato la sera del giorno dopo rispetto ai suoi compagni che avevano già potuto fare la prima lezione di sci e visitare il luogo.

A Nicholas piacevano molto le storie dell’orrore e aveva anche molta fantasia, ma era un binomio pericoloso quando la notte, costringendosi a stare sveglio per non rischiare di bagnare il letto, iniziava a fantasticare, prima creando storie tranquille, ma che piano piano si trasformano in storie macabre e sanguinolenti, con massacri e omicidi efferati.

I guai iniziano quando inizia a raccontare storie a un suo compagno per farsi accettare nel gruppo e sentirsi importante.

Breve romanzo di Carrère, poco più di un centinaio di pagine, che ha scritto mentre attendeva il permesso di poter scrivere il suo non fiction su Jean-Calude Romand.

Nonostante fosse una storia inventata, quando parlò con Romand si sentì dire che sembrava fosse la storia della sua infanzia.

Il romanzo nacque come metodo per esorcizzare la propria mente dall’ossessione di Carrère per l’efferato omicidio compiuto da Romand. Così vedendo che non otteneva i consenso per il non fiction, decise di dare sfogo alla mente e nacque questo libro.

Fin dall’inizio seguiamo i pensieri malati di Nicholas, viviamo i suoi stati d’animo e i suoi timori.

Le descrizioni sono davvero intense, creando un profondo legame empatico tra Nicholas e il lettore.

Una breve lettura ma molto disturbante.

Micol Borzatta

Copia di proprietà

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