La bottega dell’antiquario, Charles Dickens (BUR 2004) a cura di Micol Borzatta

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È durante una lugubre notte che un gentiluomo, mentre rientrava alla sua dimora incontra un’incantevole bambina che, essendosi persa, chiede indicazioni per tornare a casa.

Essendo la meta molto distante, l’uomo decide di accompagnarla personalmente, facendo così la conoscenza del nonno della bambina, che si chiamava nella.

Il gentiluomo viene a sapere che nonno e nipote vivono da soli in quella che sembra essere una bottega di antiquario, e che tutte le notti Nella dorme da sola in casa, mentre il nonno esce fino all’alba.

Preoccupato per la bambina, nonostante il nonno straveda per lei, il gentiluomo torna in visita, facendo la conoscenza di Fred, fratello scapestrato di Nella, e di uno strano nano, Daniele Quilp, che è colui da cui si era recata Nella la notte che si è persa.

I rapporti fra Fred e il nonno sono molto tesi perché mentre il secondo continua a dichiarare miseria, il primo è convinto che sia ricco ma avaro, e vuole i soldi che crede gli spettino per diritto di parentela.

La vita di Nella e del nonno non sono le più rosee. innanzitutto c’è Fred, che vuole diventare quasi il tutore della sorella, in modo da manipolarla e farla sposare al suo migliore amico così da mettere le mani su tutti i soldi che è convinto che erediterà. Dall’altra parte c’è Daniele Quilp, un nano cattivo, perfido, avaro e brutto, che maltratta la moglie, e che per strani motivi tiene il nonno di Nella in pugno, e vuole che Nella diventi la sua seconda moglie, dopo aver fatto fuori la prima.

Nella e suo nonno sono così costretti a scappare, una fuga non certo facile a causa della loro situazione di miseria. una fuga che permetterà loro di incontrare moltissimi personaggi strani pronti ad aiutarli.

Secondo romanzo di Dickens che leggo, l’ho trovato molto più bello del primo.

La storia è davvero accattivante, nonostante non sia piana di colpi di scena, sa avere un buon ritmo cadenzato.

I personaggi sono il punto forte, descritti con mille sfaccettature, facendo una crescita durante la narrazione e molti cambiamenti.

Il linguaggio è semplice e fa sì che ci si concentri appieno sulla storia.

un romanzo che mi ha fatto rivalutare l’autore e me lo ha fatto amare.

Micol Borzatta

Copia presa in biblioteca

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