83500, Michela Monti (Triskell Edizioni 2018) a cura di Micol Borzatta

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ReBurning Prison, carcere di massima sicurezza, anno 2020

Melice Redding è la detenuta 83500, quei due zeri in fondo al numero di matricola distinguono i condannati alla pena capitale, e attendono il momento della loro morte nella Zona Nera.

Lei è nella Zona Nera da dieci anni.

Arrestata al termine della gravidanza, ha partorito in carcere, dove le hanno sottratto la bambina nel momento stesso in cui uscì da lei, provocandole una perdita della memoria totale.

L’unica cosa che Melice ricorda è che aveva chiamato la piccola Sadie.

Proprio a causa di questa sua amnesia viene mandata in terapia da Gabriel, dove ci rimarrà per dieci anni, detto il Guardiano di Anime.

Gabriel è l’equivalente di uno psichiatra ed è un cyborg.

Il suo atteggiamento nei confronti di Melice non è per niente dolce, ma sembra essere l’unico a riuscire a ottenere una sua reazione, proprio avendo un atteggiamento provocatorio, duro, irrispettoso, quasi doloroso.

Sarà proprio grazie a Gabriel che Melice riuscirà a ottenere una seconda chance e verrà mandata indietro nel tempo.

Romanzo distopico che affronta temi davvero forti come la maternità, la perdita, il lutto, l’umiliazione verso la donna e la violenza.

Lo stile narrativo è molto duro ma non complicato, con un ritmo molto veloce e davvero coinvolgente, a parte per la parte centrale, quella ambientata nel passato che è molto lenta e in molti momenti noiosa.

Molto spazio viene dato ai comportamenti e ai pensieri dei protagonisti, permettendoci di conoscerli a fondo, capirli e comprendendoli, permettendoci di provare dei sentimenti molto forti nei loro confronti.

Gabriel, ad esempio, è un personaggio odioso, maschilista, irrispettoso, che si vorrebbe prendere a schiaffi, ma si intuisce che quella è solo una maschera che deve usare sul lavoro, ma in realtà ha molte altre sfaccettature e sentimenti contrastanti, specialmente verso Malice.

Anche Malice, che è anche la voce narrante, sembra una donna cinica, dura e strafottente, ma è il suo modo di nascondere il dolore per la perdita della figlia, la confusione e il disorientamento di non ricordare più nulla.

Un romanzo profondo che si divora velocemente e che rimarrà dentro all’anima.

Micol Borzatta

Copia di proprietà

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