La torre nera, Stephen King (Pickwick 2017) a cura di Micol Borzatta

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Jake e Pere Callahan stanno combattendo le truppe sataniche dentro il Dixie Pig, luogo pieno di vampiri e portali su altri mondi, e Callahan si sacrifica in modo da salvare Jake.

Mia e Susannah si dividono, e la prima partorisce il bambino che avevano in corpo, Mordred Deschain, figlio di Susannah e Roland.

Essendo anche figlio del Re Rosso, la prima azione di Mordred è quella di trasformarsi in ragno e di mangiarsi la madre Mia.

Susannah uccide altri agenti del Re Rosso e riesce a riunirsi a Jake.

Mordred, però, non ha intenzione di lasciarli fuggire, così diventato adulto a una velocità incredibile inizia a inseguirli trasformarsi da uomo a ragno e viceversa in base all’occasione per poter finalmente uccidere Roland.

Nel frattempo Roland ed Eddie tornano in dietro e riunitisi con il resto del ka-tet possono combattere per liberare i Frangitori, obbligati a utilizzare le loro capacità mentali soprannaturali per distruggere i Vettori che tengono in piedi la Torre.

Appena liberati i Frangitori Roland, Jake ed Eddie si trovano a superare prove che li porta anche alla morte, per poter raggiungere finalmente la Torre, prove che li portano anche nel 1999 dove salveranno la vita di Stephen King stesso.

Ultimo romanzo della saga di La Torre Nera, ci troviamo finalmente a vivere la conclusione del viaggio, una conclusione che in realtà non è una conclusione, ma solo l’inizio di qualcos’altro.

Un ultimo volume dove troviamo tutte le risposte che cercavamo, dove le nostre speranze non vengono distrutte, ma anzi alimentate con un nuovo inizio, sempre uguale ma con qualcosa di sostanzialmente diverso, nonostante i personaggi muoiano tutti, come la scuola del buon vecchio Martin insegna.

La narrazione è scorrevole e avvincente.

Rispetto ai volumi precedenti abbiamo molte meno descrizioni, anche perché il mondo ormai lo conosciamo bene, i protagonisti pure e possiamo concentrarci solo sulle battaglie finali, che sono davvero impegnative.

Un volume stupefacente che fa venire davvero la voglia di riprende in mano il primo e riniziare il viaggio insieme a Roland, per rigoderci nuovamente ogni singolo momento.

Micol Borzatta

Copia presa in biblioteca

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