Maze runner. Il codice, James Dashner (Fanucci 2016) a cura di Micol Borzatta

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Newt è nascosto insieme ai genitori e alla sorellina Lizzy, quando la madre li sveglia e li chiama alla fessura che hanno come finestra.

Ai bambini si apre uno spettacolo unico: sta nevicando.

La felicità però dura poco, perché pochi attimi dopo fanno irruzione dei soldati per portare via Lizzy.

I genitori reagiscono e vengono uccisi, rendendo i due bambini orfani.

A questo punto i soldati decidono di prendere entrambi i bambini e di usare Newt come soggetto di controllo.

Stephen ha solo cinque anni quando viene preso dalla C.A.T.T.I.V.O. sotto la supplica della madre pestata quasi a  morte dal marito colpito dalla pazzia dell’Eruzione.

Da quando è nel laboratorio gli hanno cambiato il nome, mettendogli il nome Thomas, ma lui non vuole e cerca di ricordarsi il suo, fino a quando non riescono a farglielo dimenticare e accettare il nuovo a suon di scariche di dolore molto forti.

Passano gli anni e gli esperimenti su Thomas continuano, e tra un esame e l’altro viene a contatto con altri bambini: Newt, Teresa, Minho.

Un giorno decidono di impiantargli un chip nella testa, e da quel momento ottiene il permesso di uscire dall’isolamento e di frequentare gli altri.

Thomas ormai ha quasi nove anni.

Non passa molto tempo, solo pochi mesi, che gli scienziati decidono di dare a Teresa e a Thomas un ruolo più importante e fanno vedere loro la Radura e il Labirinto, gli inizi dei lavori che dovrebbero durare circa tre anni e vogliono che loro siano una parte importante della progettazione, anzi saranno proprio i progettatori.

Secondo prequel della trilogia Maze runner che conclude definitivamente il ciclo, rispondendo alle ultime domande.

La narrazione è molto ritmata e veloce, con descrizioni precise e un approfondimento intensivo della psicolgia dei personaggi.

Unica vera e propria critica che mi viene da fare è relativa alla scelta dell’autore dell’età di Teresa e Thomas.

Infatti quando vengono inseriti nel progetto dei Labirinti hanno solo dieci e nove anni, ma vengono trattati come se fossero degli adolescenti e anche il loro modo di comportarsi e di rispondere è troppo adulto rispetto all’età che dovrebbe avere.

Tralasciando questo punto negativo legato all’età dei personaggi, la storia è interessante e possiamo vivere un punto di vista totalmente diverso da quello vissuto fino a ora, e quindi vedere anche l’organizzazione in modo diverso.

Per tutta la durata della lettura ci troviamo a domandarci come avremmo reagito e agito noi nella loro situazione, legandoci ancora di più a tutti i personaggi.

Una conclusione spettacolare che ci spiega tutti i retroscena.

Micol Borzatta

Copia presa in biblioteca

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