Maze runner. La rivelazione, James Dashner (Fanucci 2015) a cura di Micol Borzatta

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Thomas viene tenuto per più si un mese in isolamento dalla C.A.T.T.I.V.O. e quando viene rilasciato gli viene spiegato che era la terza prova che doveva superare.

Viene riunito ai Radurai, sia quelli del Gruppo A che a quelli del Gruppo B, quando viene a conoscenza da Janson che la cura non è ancora stata ultimata.

Gli viene anche riferito che quasi tutti loro sono immuni alla malattia, ma che alcuni di loro sono stati veramente infettati per poter essere usati come campioni di verifica, e che per il mondo esterno i Muni, come vengono chiamati gli immuni, sono visti con disprezzo.

Janson propone ai ragazzi di ridar loro tutti i loro ricordi e di rimuovere il dispositivo di controllo nel loro cervello, ma questo significherà che Teresa, Thomas e Aris non potranno mai più parlarsi telepaticamente.

La proposta viene accettata da tutti, tranne Newt, Thomas e Minho che si ribellano e scappano aiutati da Brenda, che nonostante sia una dipendente della C.A.T.T.I.V.O. si ricrede e decide di seguirli insieme a Jorge.

I ragazzi riescono a fuggire e ad arrivare a Denver, dove dovrebbero incontrare un ex dipendente della C.A.T.T.I.V.O. che può toglier loro il dispositivo, ma invece ritrovano Gally, sano e in perfetta forma che dice loro di far parte di un gruppo di ribelli chiamato Il braccio Destro.

L’organizzazione spiega a Thomas che lui è la chiave conclusiva per poter concludere definitivamente gli studi sulla ricerca della cura.

Insieme a quelli del Braccio Destro Thomas crea un piano per poter distruggere per sempre la C.A.T.T.I.V.O.

Ultimo romanzo della trilogia, finalmente abbiamo quasi tute le risposte.

La narrazione, anche questa volta, è identica agli altri due romanzi, ovvero in terza persona ma tutto dal punto di vista di Thomas.

Il ritmo l’ho trovato un po’ più lento, nonostante ci sia molta azione, e questo mi ha rallentato molto la lettura facendomi arrancare in molti punti.

Le descrizioni sono sempre molto nitide ed evocative rendendo tutto molto reale, al tal punto che viene spontaneo domandarsi se si rischia davvero di arrivare a una situazione simile.

L’autore è stato davvero molto bravo, che viene difficile salutare i personaggi e lasciare questo mondo, nonostante sia tutt’altro che un paradiso.

Micol Borzatta

Copia presa in biblioteca

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