Il dolore, le ombre, la magia, Banana Yoshimoto (Feltrinelli 2014) a cura di Micol Borzatta

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Dopo la perdita della nona, trasferitasi a Malta, ora Yoshie rimane nuovamente da sola in città, dopo il trasferimento di Kaeda a Firenze.

Questa volta però è più dura, continua a sentire una fortissima voglia di piangere e di notte è perseguitata da incubi che non le era mai capitato di fare.

Soltanto la routine della giornata riesce a distrarla dalla malinconia, dagli incubi e dal dolore.

Dolore che però torna prerompente quando un piccolo evento le ricorda come il senso della perdita e del vuoto ci portino a vedere quanto fosse importante quello che prima si dava per scontato.

Sensazioni che la portano a legarsi ancora di più alle piante e alla natura, unica cosa che poteva ricollegare la sua precedente vita in montagna a quella attuale in città.

Infatti, nonostante in montagna aiutasse la nonna ad aiutare la nonna ad aiutare le persone malate che si rivolgevano a lei e ai suoi the medicamentosi, in città non sapeva come aiutare il prossimo, non riusciva a esternare il suo parere, anche se era convinta che la cura imparata dalla nonna sarebbe stata migliore.

Difficoltà causata anche dalla differenza di peso che avevano le sue parole in montagna e in città. In montagna erano cercate, accettate e giudicate importanti, in città sembrava non valessero niente.

Nonostante la città le piacesse davvero molto, per le sue strade luminose, i suoi negozi, la sua vitalità, la sua vita da cittadina era fatta solo di delusioni, e questo la portava a sentire ancora più la malinconia della montagna, della vita precedente e della natura.

Le mancava soprattutto quel legame magico con la natura, quella unione che porta a una simbiosi positiva in cui sia l’uomo che la natura prendono il buono.

Proprio in questo clima catastrofico Yoshie inizia una relazione con Shin’chiro, un espertissimo botanico suo amico che ha appena divorziato.

Relazione che la riporta a vivere e a riallacciarsi alla natura.

Secondo romanzo della serie Il regno veniamo nuovamente buttati nella vita della protagonista, che essendo anche la voce narrante fa sì che ci sentiamo ancora più coinvolti.

Come sempre lo stile della Yoshimoto è semplice e lineare, ma nello stesso tempo di una profondità immensa che penetra nell’anima del lettore creando un legame ancora più indissolubile.

La storia riprende esattamente da dove avevamo interrotto nel volume precedente, creando un senso di continuità senza senso di salti o mancanze.

Lo stesso vale quando fa degli accenni alla storia del primo volume, per aiutare chi lo avesse letto troppo tempo prima, rispolverando la memoria ma senza sembrare ripetitivo per chi invece fa una lettura continuativa.

Un romanzo sorprendente che non delude le aspettative.

Micol Borzatta

Copia di proprietà

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