Il tortellino muore nel brodo, Filippo Venturi (Mondadori 2018) a cura di Micol Borzatta

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Emilio Zucchini è il proprietario della trattoria La Vecchia Bologna, e ha dedicato tutta la sua vita alla soddisfazione dei palati dei suoi clienti. Un giorno però ha una brutta sensazione, confermata dal fatto che l’impasto delle tagliatelle non vuole prendere la consistenza giusta, fatto che vede come un segno.

Nicola Fini è il migliore amico di Emilio, il loro rapporto è più forte di un legame fraterno, sta passando un periodo davvero nero, infatti è appena stato lasciato dalla moglie e deve occuparsi di due bambini. La caduta nel baratro arriva quando la figlia viene rapita.

Joe Solitario è un cantautore. Dopo aver perso la finale di un famoso talent show italiano decide di rapinare una banca per poter fare il grande salto di qualità per la sua vita e andarsene e rincominciare da zero.

Cico Pop e Mangusta sono due scagnozzi della malavita locale che devono assolutamente ritrovare una moneta molto importante per il loro capo.

Un venerdì mattina i due malavitosi e Joe si ritrovano tutti e tre a rapinare la stessa banca, i primi due per cercare la moneta e il terzo per trovare la famosa svolta nella vita, mentre nel frattempo Nicola sta passando lì davanti con il figlio.

Inutile dire che si crea un gran casino e toccherà proprio a Emilio Zucchini a sbrogliare la matassa.

Romanzo davvero molto particolare in cui il genere giallo viene abbinato al comico, portando il lettore a godersi la lettura in un misto di risate e fiato sospeso.

Infatti sono presenti molti colpi di scena posizionati egregiamente che sanno come interrompere l’ilarità e ridare un senso ansiogeno che porta a uno stato altalenante tra risate e sorpresa che tengono sempre vivo l’interesse del lettore.

Punto forte di tutta la narrazione sono i personaggi. Nessun cliché ma persone normalissime che si possono incontrare per strada tutti i giorni, caratterizzati e costruiti con maestria in cui il bene e il male è ben mescolato, esattamente come avviene nella realtà.

Mi è piaciuto moltissimo il ruolo dell’ambientazione. Bologna, infatti, non rimane solo in sottofondo, un semplice luogo in cui accadono gli avvenimenti, ma diventa a sua volta protagonista. Venturi infatti riesce a farci vivere la città, facendocela vedere non come la vedrebbe un turista, ma dal suo punto di vista di cittadino innamorato. Presentandocela sotto quegli aspetti più nascosti, più segreti, quegli aspetti che solo chi ci ha vissuto e girata molto può conoscere, quegli aspetti che solo chi ama la propria città può scoprire.

Un romanzo davvero spettacolare che sa conquistare e che è stato davvero una rivelazione.

Micol Borzatta

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