Unravel me, Tahareh mafi (Rizzoli 2016) a cura di Micol Borzatta

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Juliette, Adam e Kenji sono arrivati al Punto Omega, un movimento clandestino che si nasconde sotto terra e che combatte la Restaurazione.

Il Punto Omega è comandato da Castle ed è formato da persone speciali come Juliette. Ognuna di loro ha un dono e lo usa per salvare il mondo, nonostante questo Juliette continua a sentirsi sola e in prigione.

Infatti, benché non sia prigioniera, Juliette è comunque rinchiusa dentro alla base del Punto Omega fino a quando non sarà in grado a usare i suoi poteri solo volontariamente e per farlo ha bisogno di allenarsi, ma nessuno vuole allenarsi con lei. Hanno tutti dei poteri, ma la escludono e l’allontanano ugualmente.

Tutti tranne Castle, che vuole Juliette pronta il prima possibile.

Con il passare dei giorni le abilità di Juliette vengono sempre più allo scoperto e sembrano illimitate. Come viene allo scoperto che anche Adam ha un dono ed è per questo che può toccare Juliette, ma che questo dono lo sta letteralmente indebolendo fisicamente, condizione che porta Juliette a voler troncare le relazione.

Nel frattempo Warner e suo padre continuano a cercarli, mandando ogni notte e ogni giorno delle ronde, fino a quando non riescono a prendere in ostaggio quattro di loro per usarli come merce di scambio per riavere Juliette.

Il padre di Warner la vuole eliminare, lui la vuole salvare.

Chi sarà dei due ad arrivare prima e come si svolgerà la battaglia che sta per iniziare?

Lo stile narrativo torna a essere quello del primo volume, molti numeri, frasi corte, spezzate che trasmettono un senso di ansia, panico e paura.

La voce narrante torna a essere quella di Juliette e tutta la narrazione segue i suoi stati d’animo.

unico neo riscontrato è il persistere nello scrivere i numeri in cifra durante la narrazione, anche nel caso di articoli indeterminativi. Se nel primo romanzo erano accettati e coerenti con il pensiero della protagonista che, dopo 264 giorni in isolamento passati a contare qualsiasi cosa, la sua mente sia rimasta un po’ bloccata sui numeri, nel secondo romanzo diventano solo pesanti, oltretutto ormai è passato del tempo e la sua mente non è più impegnata a contare tutto.

Molto belle invece le descrizioni degli stati d’animo, che vengono trasmessi perfettamente al lettore che li può vivere in prima persona.

Descrizioni che vanno a movimentare un po’ l’andamento della narrazione che, come in tutti i romanzi centrali delle trilogie, è molto lento per almeno due terzi del romanzo, per poi diventare ritmato e veloce nell’ultimo terzo, dove si prepara il lettore agli avvenimenti che concluderanno la storia e verranno raccontati nell’ultimo romanzo.

Un romanzo comunque bello e avvincente che fa da ponte e che lascia il lettore in trepida attesa del capitolo conclusivo.

Micol Borzatta

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