Dopo, Koethi Zan (Mondadori 2014) a cura di Micol Borzatta

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Sarah e Jennifer sono due ragazze come tante, ma con la fissazione di prevenire in tutto il male del mondo. Per questo motivo hanno una loro lista dei MAI in cui ci sono elencate tutte le cose che non devono essere fatte se non si vuole finire rapite, stuprate, uccise o aggredite. Peccato che una sera, uscendo da una festa, vengono rapite e rinchiuse in una cantina per tre anni.

Qui incontrano Tracy e Christine. Christine è rinchiusa da cinque anni, è stata la prima a essere rapita, e Tracy da quasi altrettanto. Mentre Sarah, Tracy e Christine sono incatenate al muro della cantina, Jennifer è rinchiusa dentro a una cassa.

I giorni passano e la disperazione aumenta, specialmente dopo la morte di Jennifer, quando un giorno Sarah riesce a scappare e avvisata la polizia fa liberare le altre due ragazze e arrestare Jack Derber, il loro carceriere.

Passano tredici anni da quella terribile avventura e Sarah riceve la notizia che vogliono rimettere in libertà Jack Derber. L’unica speranza perché ciò non accada è ritrovare il cadavere di Jennifer in modo che l’incarcerazione, avvenuta per rapimento, diventi per omicidio e si trasformi in un ergastolo o in una pena di morte.

Sarah deve farsi forza e uscire di casa, incontrare le altre due ragazze, che la odiano e non vogliono parlare con lei, e indagare su dove si trovi il corpo della sua migliore amica, ma questo significa portare alla luce anche molti segreti.

Dopo è un romanzo che sa prendere il lettore, un romanzo che durante la lettura ti tiene sempre sull’attenti, il battito cardiaco accelerato e il respiro quasi trattenuto. Le esperienze delle ragazze sono descritte con un’intensità che sembra di provarle in prima persona. Durante la lettura sembra quasi di vivere sulla propria pelle le torture, la disidratazione, la fame, il dolore.

La trama è molto ben strutturata, un proseguo di colpi di scena, flash back e riflessioni che accompagnano il lettore per tutta la lettura avvolgendolo con la sua atmosfera tenebrosa.

Gli ultimi due capitoli del romanzo poi sono separati dalla lettura. Infatti l’editore li ha stampati lasciando le pagine incollate tra di loro, con una zigrinatura per aprire letteralmente le pagine e accompagnate da un messaggio:

 

“Cara lettrice, caro lettore,

sei a un passo dalla verità. È il momento di metterti alla prova. Se credi di avere ormai capito cosa accadrà nelle prossime pagine, non esitare: apri gli ultimi capitoli e verifica subito se le tue ipotesi sono corrette.

Se invece non sai cosa aspettarti, dovrai avere il coraggio di andare fino in fondo. Solo così potrai scoprire cosa succede… DOPO.

In ogni caso, aprendo le ultime pagine accetti implicitamente un impegno: non rivelare mai a nessuno il finale!”

L’idea è veramente buona, rende ancora più partecipe il lettore, peccato che gli ultimi due capitoli lascino un po’ di amaro in bocca, come se l’autrice avesse avuto fretta di terminare il libro. Sarebbero bastate dieci pagine in più, in cui approfondire le descrizioni e mantenere lo stile usato per tutto il libro per creare un finale mozzafiato, invece le descrizioni sono superficiali, spesso mancanti totalmente, domande a cui non è stata data una risposta, lasciando così il lettore in sospensione, con un senso di infinito, di mancanza. Un senso che sarebbe stato perfetto nel caso ci fosse un seguito del libro, ma che così invece rovina del tutto la lettura.

Il romanzo comunque è da leggere, specie per gli amanti del genere del thriller psicologico, perché nonostante il mio commento negativo sulle ultime dieci pagine, devo ammettere che non mi pento di averlo letto, anzi spero di trovare un’altra lettura altrettanto coinvolgente e spettacolare.

Micol Borzatta

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